Cenni Storici

Inserita nel borgo di Padernello, in un ambito plasmato da laterizi, pietre, prati, ripe boscate, marcite, manufatti irrigui, elementi naturalistici e architettonici di grande valore, si affaccia sul castello di cui le prime notizie risalgono al 1391 e testimoniano la presenza di una casa-torre circondata da un doppio giro di acque, primo nucleo di una successiva
signoria rurale della famiglia Martinengo.

Quella che oggi è denominata “Cascina Grande”,compare nelle polizze del sec.XVI come «Casamento ad uso del fittavolo con cortivo e portici». Già citata nel catastico del 1641 come comprensiva di abitazioni, stalle e fienili è rappresentata e messa in evidenza nella sua forma quadrilatera nella splendida mappa del perito agrimensore Luca Serena delineata 1692. Come si legge nella didascalia fa parte delle «Cassine del Nobile Huomo signor Pietro Antonio Martinengo», la spaziosa aia a servizio di tutte le attività agricole, è circondata su due lati da corpi di fabbrica pertinenti ad abitazioni e rustici, mentre un altro è recintato da un muro, al centro del quale si erge un importante portale. Il resto confina ad ovest con la grande vigna ben ordinata in filari e sostenuta da alberi tutori di acero (òpol), come aveva teorizzato il secolo prima l’agronomo bresciano Agostino Gallo, in una delle molteplici indicazioni sulla corretta conduzione agricola, contenute nel suo trattato verso l’ideale di vita agreste che univa la borghesia cittadina alla nobiltà feudale nell’interesse del ritorno alla terra.

Tra la fine del sec. XVIII e l’inizio del XIX vi fu un impegnativo investimento finanziario da parte dei conti Martinengo che coinvolse anche la “Cascina Grande”. Infatti nella mappa Napoleonica del 1809 la troviamo completata ed edificata su tre lati. Dopo la metà del secolo la famiglia Salvadego, erede dei Martinengo, avviando opere di ristrutturazione del castello si prese cura anche di cascine, corti, ed edifici. Nel 1876 coinvolse attraverso alcuni sopralluoghi a Padernello l’architetto Antonio Tagliaferri, professionista presente all’interno dei più significativi cantieri urbanistici di Brescia e del
territorio.

A breve distanza approdò nel borgo, attraverso il colto e raffinato collezionista conte Bernardo Salvadego anche il pittore senese Antonio Salvetti che in uno dei tre grandi disegni acquerellati, ripresi dal vero con estrema padronanza nel 1881, oltre al castello propose una porzione della “Cascina Grande” con il suo imponente ingresso impreziosito da bugnato dagli stilemi neoclassici. Alla suggestione della tavolozza brillante unì quella dei riflessi del sole che moltiplica i volumi nell’acqua del fossato.
Potrebbero, in via ipotetica, essere riferite al conte le iniziali intrecciate B/S che ancora oggi sono collocate all’apice della cancellata in ferro che immette nell’ampio complesso agricolo.
Dopo il 1881( in una data ancora da accertare) vi fu un ambizioso e palese omaggio architettonico a un nuovo stile denominato neogotico che coinvolse alcuni edifici del borgo fra i quali la sede degli uffici comunali con annesse scuole, il forno pubblico e la “Cascina Grande”.Quest’ultima fu rimaneggiata e sopraelevata in alcune parti in nuove forme con suggestive aperture ( porte e finestre) ad ogiva e tinteggiata in facciata con un colore rosso sul quale fu eseguito un motivo a finti mattoni.
Dettagli sulle condizioni della struttura e sul suo uso emergono agli inizi del secolo XX. Infatti viene descritta come vasto fabbricato domenicale e colonico, con ingresso principale dalla Via Castello, composta da diversi corpi per uso di abitazione del fittabile,con locali terranei, superiori e granaio, scuderia, abitazione dei cocchieri, del cavallante e fienile. Dal documento emerge pure che negli spazi a mattina vi si tenevano fieno e paglia, le tavole per l’allevamento dei bachi da seta con relative “scalere”, cavalli, finimenti da carrozza e da carro, mentre nei locali a sera trovavano posto porticati di varie campate chiusi con grigliati di cotto per uso deposito di materiali di fabbrica, concimaia, porcili e pollai.

Sempre in questo periodo il conte Filippo Salvadego Molin Ugoni, vi tenne una stazione di monta con stalloni da tiro pesante e rapidi. Dopo aver visitato i principali allevamenti di vacche da latte in Italia e all’estero, fu allevatore di razze pregiate di bovini ottenendo premi e segnalazioni di prestigio. Ricostruì la Cascina Grassa, sita a sud est di Brescia e ne
fece un centro di produzione lattiera, che servì gli ospedali della città, denominato “Latteria Igienica”, destinando a quest’ultima le mucche più belle di Padernello.
Negli anni Sessanta la famiglia Bettoni si trasferisce a Padernello come conduttrice in affitto delle terre di proprietà dei conti, ed in seguito ne acquista parte dei terreni, dei complessi architettonici e rurali. Nel 2018 avvia un progetto di recupero e valorizzazione di parte della “Cascina Grande” da destinare all’accoglienza in un contesto dove natura e
architettura convivono in una geometria armonica, ma allo stesso tempo spalancano panorami dalle molteplici varietà di tracciati che collegano paesaggisticamente e artisticamente la Bassa Pianura Bresciana alla città.

Floriana Maffeis